Nulla mio

Il nulla non può essere. Smetterebbe di non esistere.

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Mi dici qualcosa in più su di te?

È che non saprei cos’altro aggiungere.
Cose private, no.
Dunque, potrei dire che prima non sopportavo le serie televisive e ora ne guardo abbastanza.
Che ascolto sempre volentieri “Collpase Collide” degli Archive.
Che venero il discorso diretto di Joe R. Lansdale.
Sono innamorato perso di Marion Cotillard e della mente di Raymond Carver.
Ho uno smartphone android perché l’iPhone non mi piace.
Ogni volta che scrivo soffro.
Mi piace toccare le cose e dare baci.
Faccio cinquecento addominali al giorno.
Bevo solo decaffeinato.

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Maledetto Canale5

Se te ne esci con un “devi essere te stesso”, ti accoppo.
Questi sofismi alla Canale5 mi disturbano. Mi fanno sentire una confezione formato famiglia al supermercato.

Non esiste essere “te stesso”? È così difficile da capire?
Nessuno è sempre la stessa persona. Siamo poliedri. “Te stesso” mette già un limite, un confine di carta velina, perché sottintende una libertà fragile e condizionata da qualcun altro.
Il vero mistero è la responsabilità, dalla quale tutti rifuggono. Si dice: “Oh, lui/lei è fatta così…”
Sì, ma anche no. Non tutto può essere giustificato. Non tutto può essere concesso. Linee guida etiche devono esistere altrimenti tutto è permesso e la responsabilità si spezzetta in coriandoli.
Fai quello che vuoi, però te ne assumi la responsabilità. Sempre. 

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Dritto

  • I: Ma porco cavolo, sembri un uomo.
  • L: E allora?
  • I: Sembri un uomo!
  • L: Ti metterai a fare discorsi sull'omosessualità?
  • I: Ma perché siete così retorici? Tutti? Sembrate figli dei telegiornali! Non c'entrano un cavolo i gay, adesso. Non mi frega con chi vanno a letto le persone. Ti ho detto che mi sembri un uomo. E a me piacciono le donne. Punto. Perché dovete sempre tirare fuori 'sti discorsi che non c'entrano un cavolo con quello che uno dice? Ho detto che mi piacciono le donne, non che mi fanno schifo i gay. Ecchecacchio!
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Dopo pranzo eravamo ancora tutti fuori. I vicini non erano nemmeno rientrati. Tavolate, bottiglie d’acqua, vino, birra, coca. Piatti di plastica e confezioni di affettati aperte.
Ho attraversato quel campo di distrazione di massa traghettando mia madre in un gruppo più tranquillo. Persone che conosciamo meglio. Prima di lasciarla e tornare in casa a lavare i piatti mi sono intrattenuto, ho mitigato l’esperienza con qualche aneddoto divertente e ho lasciato parlare due vicine di sedici anni, col modo di fare tipico degli adolescenti, a metà tra la tragedia e il mica vero. Qualche sorriso. Intanto stringevo mia madre e le baciavo la fronte, perché era ancora molto scossa e le servivo. Poi si è avvicinata una donna sulla trentina passata, quasi intrufolandosi nel cerchio dei terremotati ridanciani. Bella e magra. Non affascinante ma feromonica. Ha detto a mia madre: “Questo è tuo figlio? Ma guarda che coccole che ti fa!”
Però guardava me. Io in tuta e snikers, e maglietta sdrucita. Quindi le ho sorriso, le ho stretto la mano e mi sono presentato. Lei è arrossita. Ha detto il suo nome, poi è sparita.
Nel pomeriggio, mia madre mi ha detto che avevo fatto colpo. Ma trattasi di donna sposata con figlio piccolo che conosco bene, perché passa molto tempo coi nonni che vivono nel nostro complesso.
Ho risposto a mia madre: “Ma nooo…”
Invece sì. Aveva ragione. Queste cose le capisci da come si costruiscono gli avvicinamenti, dagli occhi, dai sorrisi, dalla pelle che si tocca per la prima volta.
Non credevo di fare colpo coccolando mia madre. Le donne ne sono spaventate.
Di solito.

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Una notizia importante

libriaco:

… la fabbricazione di notizie … non  significa più semplicemente riferire eventi rilevanti, ma anche rendere rilevanti gli eventi.
L’assioma della logica delle notizie partorisce il suo rovescio: il «comunicare, perché importante» viene a essere sopraffatto dall’«importante, perché comunicato».

C. Türcke, La società eccitata. Torino, Bollati Boringhieri, 2012

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Se non sai una cosa, non ti avventurare in spiegazioni da esperto. Mi irritano. Mi viene da prenderti a magliate come Thor.

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